Graphic novel: Il romanzo grafico
By graphicnovel0
In questi ultimi anni si è parlato molto di graphic novel. Se ne è parlato come di un qualsiasi prodotto che potesse dare
dignità al Fumetto mediante tematiche adulte o incursioni nel letterario; se ne è parlato perché, proprio grazie a questi ingredienti, questo linguaggio ha potuto distinguersi dalle opere per bambini e adolescenti fino ad essere giudicato un prodotto degno del bollino artistico; se ne è parlato anche con il fine di pubblicizzare e vendere prodotti in un mercato sempre più in crisi o solo per riempire finalmente di fumetti gli scaffali delle librerie; se ne è parlato per capire se questo termine avrebbe dovuto essere usato con l’articolo “il” o “la”, questione trascurabile e risibile considerato che non si aveva nemmeno una definizione univoca di romanzo grafico; e per finire se ne è parlato addirittura per affermare che si trattava solo di una leggenda metropolitana.In definitiva se ne è parlato tanto, troppo e spesso a sproposito. Certo, nel mondo del Fumetto c’era bisogno di parlarne, sia per il momento di crisi che si stava vivendo, sia per una sorta di sfida e di riscatto intellettuale verso tutte quelle forme d’Arte che avevano escluso il Fumetto a priori. Ma il parlarne sulla base di supposizioni, magari importate dal pensiero nordamericano, ha innescato una serie di modi di attribuzione che si sono rivelati quantomai approssimativi e fuorvianti. Nel contenitore graphic novel sono state appunto incluse opere che, anche se degne di acclamazione perché mature e complesse o artisticamente valide, non fanno parte di questo genere. Ma per cercare di mettere in luce il problema e capire di cosa stiamo parlando abbiamo bisogno di vedere la questione da un’altra prospettiva. Per fare questo dobbiamo prima allontanarci dalle chiacchierate da bar e da quelle tra appassionati, che a volte sfociano nel sentito dire o in luoghi comuni poco fondati.
dignità al Fumetto mediante tematiche adulte o incursioni nel letterario; se ne è parlato perché, proprio grazie a questi ingredienti, questo linguaggio ha potuto distinguersi dalle opere per bambini e adolescenti fino ad essere giudicato un prodotto degno del bollino artistico; se ne è parlato anche con il fine di pubblicizzare e vendere prodotti in un mercato sempre più in crisi o solo per riempire finalmente di fumetti gli scaffali delle librerie; se ne è parlato per capire se questo termine avrebbe dovuto essere usato con l’articolo “il” o “la”, questione trascurabile e risibile considerato che non si aveva nemmeno una definizione univoca di romanzo grafico; e per finire se ne è parlato addirittura per affermare che si trattava solo di una leggenda metropolitana.In definitiva se ne è parlato tanto, troppo e spesso a sproposito. Certo, nel mondo del Fumetto c’era bisogno di parlarne, sia per il momento di crisi che si stava vivendo, sia per una sorta di sfida e di riscatto intellettuale verso tutte quelle forme d’Arte che avevano escluso il Fumetto a priori. Ma il parlarne sulla base di supposizioni, magari importate dal pensiero nordamericano, ha innescato una serie di modi di attribuzione che si sono rivelati quantomai approssimativi e fuorvianti. Nel contenitore graphic novel sono state appunto incluse opere che, anche se degne di acclamazione perché mature e complesse o artisticamente valide, non fanno parte di questo genere. Ma per cercare di mettere in luce il problema e capire di cosa stiamo parlando abbiamo bisogno di vedere la questione da un’altra prospettiva. Per fare questo dobbiamo prima allontanarci dalle chiacchierate da bar e da quelle tra appassionati, che a volte sfociano nel sentito dire o in luoghi comuni poco fondati.Il Fumetto è prima di tutto narrazione. I disegni e le parole in sequenza infatti nella mente del lettore vengono letti come un testo. Il Fumetto è quindi narrazione come il cinema, il teatro o la letteratura. Graphic novel in italiano viene tradotto con romanzo grafico suggerendoci due indizi importanti. Se per l’aggettivo grafico potremmo aver bisogno dell’aiuto della critica d’arte o della semiotica, nel sostantivo romanzo c’è un’evidente dichiarazione letteraria che chiede di essere spiegata. Cerchiamo allora di capire cosa è il romanzo. Il romanzo, sintetizzando fino all’osso studi troppo ampi da riportare in così poco spazio, è una narrazione autoconclusiva il cui centro narrativo ruota intorno ad una crisi. Una crisi che porta inevitabilmente il personaggio principale alla sua metamorfosi, al suo cambiamento interiore. Se, come abbiamo ipotizzato, il romanzo è autoconclusivo allora escluderà prima di tutto la narrazione seriale, mentre se accoglie il concetto di crescita psicologica escluderà tutte quelle narrazioni che ruotano intorno ad un personaggio che vive completamente all’esterno e in eterno: Tex, Batman, Tintin, Corto Maltese, Superman, Dylan Dog, Blueberry, Astroboy, Black Jack, Sgt. Kirk, Alack Sinner. Alla fine della sua storia il personaggio romanzesco, al contrario di questi ultimi, avrà acquisito una consapevolezza interiore diversa da quella iniziale. È cambiato perché attraverso una crisi che ha toccato la sua anima, ha cominciato a guardare il mondo esterno in modo diverso e un diverso punto di vista sul mondo gli ha dato la capacità di scegliere. Scegliere se vivere o morire, se rimanere nella crisi più profonda o se cambiare radicalmente o parzialmente il suo essere.
Il romanzo grafico, oltre ad accogliere queste caratteristiche narrative, può sviluppare l’eredità del romanzo anche dal punto di vista iconico. L’immagine infatti può diventare romanzesca quando ingloba fotografia, collage, varie tecniche
pittoriche o disegnative mutuate dall’Arte grafica, oppure può arricchirsi di un disegno caricaturale espressivo. La narrazione quindi non è più solo diretta al riconoscimento immediato del personaggio o dell’azione, ma sviluppa anche la riflessione. Nel Fumetto infatti la rappresentazione grafica, il segno, il tratto, il colore possono anche mostrare la condizione interiore e psicologica del personaggio e rivelare una realtà vivibile o emarginante, benefica o malefica.
pittoriche o disegnative mutuate dall’Arte grafica, oppure può arricchirsi di un disegno caricaturale espressivo. La narrazione quindi non è più solo diretta al riconoscimento immediato del personaggio o dell’azione, ma sviluppa anche la riflessione. Nel Fumetto infatti la rappresentazione grafica, il segno, il tratto, il colore possono anche mostrare la condizione interiore e psicologica del personaggio e rivelare una realtà vivibile o emarginante, benefica o malefica.Il romanzo grafico è dunque come il romanzo una narrazione unica, intera e unitaria. Quest’affermazione è importante per capire che non è il supporto cartaceo o digitale a fare il romanzo grafico ma la sua narrazione e quindi non importa se viene raccontato settimanalmente o mensilmente in una rivista cartacea o online, l’importante invece è che la narrazione arrivi ad una conclusione. Tanto per fare un esempio anche il primo romanzo grafico della storia del Fumetto occidentale venne serializzato su una rivista. Stiamo parlando de El Eternauta dell’argentino Hector Germàn Oesterheld, che uscì a
puntate su Hora Cero Semanal dal 1957. Ma anche altri romanzi grafici non sono apparsi nelle librerie e in volumi cartonati: La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli venne pubblicato nel 1967 addirittura nell’Almanacco dei Comics a cura dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, mentre in Giappone il Kirihito di Tezuka venne serializzato su Big Comic tra il 1970 e il 1971, in Francia nel 1978 Ici Meme di Forest-Tardi venne letto su (À SUIVRE) e La corsa del topo di Lauzier dello stesso anno ebbe lo stesso destino su Pilote.
puntate su Hora Cero Semanal dal 1957. Ma anche altri romanzi grafici non sono apparsi nelle librerie e in volumi cartonati: La rivolta dei racchi di Guido Buzzelli venne pubblicato nel 1967 addirittura nell’Almanacco dei Comics a cura dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, mentre in Giappone il Kirihito di Tezuka venne serializzato su Big Comic tra il 1970 e il 1971, in Francia nel 1978 Ici Meme di Forest-Tardi venne letto su (À SUIVRE) e La corsa del topo di Lauzier dello stesso anno ebbe lo stesso destino su Pilote.

Si può allora affermare che il romanzo grafico non è certo solo una qualsiasi forma di “narrazione per immagini fisse” matura o per adulti di cui tanto si parla, ma un genere autonomo e riconoscibile in mezzo a tante altre forme figurali. Dalla prima metà del secolo scorso il romanzo grafico si è quindi lentamente e silenziosamente inserito nel circuito del Fumetto, seguendo e favorendo la sua evoluzione e maturazione sia nella forma che nei contenuti. Oggi il romanzo grafico è un genere vivo e fecondo che sta scoprendosi nuovo ogni giorno.
Per quanto riguarda l’uso dell’articolo il o la per il termine graphic novel, personalmente uso l’articolo maschile per quanto riguarda il genere (es: il graphic novel è un genere del Fumetto) e l’articolo femminile per le opere (es: le graphic novel di Gipi). In generale però preferisco il termine italiano romanzo grafico.
Nicola Andreani
Pubblicato nel mese di febbraio 2011
Nel 2010 ho realizzato un saggio su questo argomento, che approfondisce in modo più efficace questo breve articolo. Questo lavoro ospita una teoria del graphic novel o romanzo grafico e un apparato storico delle più importanti scuole nazionali di Fumetto. Una biblioteca virtuale in cui è possibile trovare gli autori e i testi fondamentali di questa grande tradizione sequenziale.

